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Elaborare il lutto

Questa mattina è stato l’ultimo giorno di terapia foniatrica, intrapresa a fronte di numerose “perdite di voce”. Mezzora, due giorni a settimana dedicata a me stessa. Respirare, rilassarsi, e staccare col mondo. Ebbene questo non è stato mai possibile. Con questa situazione mentale (e fisica) che dura ormai da quasi 9 mesi non sono mai riuscita a lasciare tutto fuori.
Così ho detto basta. Non senza dolore.

Stasera cena al presidio per salutare Ciccio che va via. Torna nella sua terra perché qui non ha più un lavoro. E’ sospeso. Forse in attesa di Cassa integrazione (forse perché le lettere non sono ancora arrivate, ndr).
C’era gioia in quel banchetto ma poi è finito il cibo. Il vino. E allora gli sguardi sono cambiati.

Da qualcuno è arrivata la proposta tanto “attesa” e tanto “scongiurata”: lasciare il presidio. Un colpo allo stomaco. Anche se io l’ho lasciato in modo assiduo ormai da un po’, mi rendo conto che è ancora un punto di riferimento.
Qualcuno ha detto “abbiamo perso”. Vi assicuro che abbiamo lottato come leoni, contro tutto e tutti. Una forza più grande di noi era il nostro avversario: la disonestà.
Abbiamo sbagliato sicuramente in qualcosa. Abbiamo dato fiducia e ci hanno ripagato togliendoci la dignità.
Abbiamo perso. Oppure non abbiamo vinto dice il saggio.
Ma abbiamo lottato. Chi non lo ha fatto, non lo ha mai fatto, e quel 28 di ottobre ha solo criticato e ora è in sospensione, come si sentirà. Io non c’ero quando quella mattina si è deciso di occupare. L’emozione, mi hanno detto, è stata fortissima.
Quando una mattina gli ultimi si chiuderanno la porta dietro  di loro vorrei esserci.

Ma sarà dura elaborare il lutto.

Lavoro. A che punto siamo?

In questo momento abbiamo a vegliare sull’azienda i custodi che il 17 febbraio hanno visto mettere in discussione il loro lavoro di analisi per permettere al tribunale di decidere sul concordato preventivo presentato dall’azienda. Decisione, questa, che ci ha lasciato senza parole perché rimandata al 31 marzo.
Quel giorno (il 17 ndr) ci siamo guardati e abbiamo detto che altri 40 giorni sarebbero stati impossibili da trascorrere. Ne avevamo già 120 di occupazione alle spalle. E ancora senza stipendio da 5 mesi. Anche se in verità  ‘sti bravi custodi sono riusciti a pagarci perfino il 65% dello stipendio di ottobre qualche giorno fa. Perfino!

Certo non è che i soldi li possano fabbricare è ovvio. Senza quasi più commesse, e qualche cliente invece che fa finta di niente e non paga. Allora per risolvere la situazione hanno deciso di “sospendere” in attesa di giudizio (Cassa integrazione, ndr)  più di 1000 colleghi. Così oltre al danno di tutti questi mesi pure la beffa della lettera di sospensione!

Dopo una settimana di depressione cosmica per tutti, qualcuno ha ricordato il fuoco sacro che ha guidato le prime attività di lotta. Così si è iniziato a creare eventi spontanei per cercare di bucare di nuovo il silenzio intorno a noi. Un gran silenzio infatti ci ha coperto, fuori e dentro il presidio. Ogni occasione è stata buona per portare la nostra testimonianza.
Abbiamo trascorso un intero giorno girando per i punti nevralgici del potere, dal Quirinale a Palazzo Grazioli passando per  Montecitorio. Con ognuno una lettera al collo, abbaiamo costruito una frase simbolo.

Qualche giorno fa un collega si è calato da un muraglione sul Tevere all’altezza di ponte Umberto I, davanti il palazzo di Giustizia. A mo’ di pendolo si è dondolato a scandire il tempo che passa. Che ormai è finito, perché se nessuno interverrà per noi non ci sarà futuro. Ma il silenzio non è ancora rotto. Neanche dopo 8 ore di occupazione di via Del Corso.

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Io sono tra coloro che qualcuno ha definito fortunata perché ancora ho una commessa su cui lavorare… ed è veramente difficile ormai alzarsi la mattina motivati per andare a lavorare. Soprattutto se penso che “forse un giorno” mi pagheranno perché altri sono stati sacrificati e mandati in CIGS.
E allora devo essere la prima a scioperare. E mi arrabbio quando i miei colleghi mi chiedono: “Ma tu cosa metti oggi come giustificativo: sciopero o ferie?”. Ancora… non sono bastati tutti questi mesi di lotta, di privazioni, di sacrifici, di umiliazioni. Ci facciamo ancora vessare dai “capi” di turno. Che spesso hanno paura della loro stessa ombra.

Ieri ho partecipato allo sciopero della CGIL. Abbiamo aperto il corteo di Roma noi della Agile ex Eutelia. Tra quelli che lavorano eravamo solo in tre. Gli altri tutti sospesi.
Dopo la manifestazione sono tornata al lavoro. La persona per cui sviluppo software mi ha sempre dimostrato  la sua stima e soprattutto in questo momento ci ha portato spesso come esempio. Ma ieri mi ha colpito molto quando mi ha detto che si sente molto in imbarazzo a chiedermi di sviluppare cose nuove non sapendo se per me ci sarà un futuro nella mia azienda. Si sente di approfittare della situazione.
Qualcuno si sente in colpa, ma come sempre non sono le persone giuste.